Le interruzioni della catena di approvvigionamento, gli aumento dei costi operativi e una persistente carenza di manodopera stanno minacciando la sostenibilità finanziaria e gli obiettivi di decarbonizzazione dell'industria eolica globale, secondo un nuovo rapporto approfondito pubblicato da Jotun.
Presentato da Jotun, fornitore globale di rivestimenti protettivi, alla conferenza WindEnergy di Amburgo, il rapporto Global Wind Expansion si basa su una nuova ricerca che ha coinvolto 650 produttori di componenti per l'energia eolica e gestori di parchi eolici in 13 paesi.
I risultati delineano un quadro di un settore alle prese con margini di profitto ristretti e spese operative in forte aumento, che portano a ritardi nei progetti e, in casi estremi, a cancellazioni di alto profilo come i progetti Hornsea 4 e Ocean Wind.
Secondo la ricerca, il 77% degli intervistati a livello internazionale ha dichiarato che le interruzioni della catena di approvvigionamento hanno danneggiato direttamente la redditività dei progetti negli ultimi 18 mesi. Il problema colpisce maggiormente il Regno Unito, dove questa percentuale sale al 90%.
L'instabilità geopolitica sta costringendo gli operatori a ristrutturare radicalmente le proprie catene di approvvigionamento. Quasi due terzi dei professionisti intervistati concordano sul fatto che questi vincoli minaccino direttamente gli obiettivi di sicurezza energetica regionali e nazionali. Tuttavia, le strategie regionali di mitigazione variano notevolmente:
- Germania e Danimarca: privilegiano il consolidamento dei fornitori (rispettivamente 38% e 32%) per centralizzare la gestione del rischio.
- Taiwan e Spagna: danno priorità a operazioni di verniciatura semplificate (rispettivamente 36% e 32%) per ridurre le ore di lavoro.
Le difficoltà legate alla manodopera si stanno sommando agli ostacoli logistici. L'80% degli intervistati ha dichiarato che i propri progetti risentono della carenza di manodopera qualificata. Nonostante la scarsità di talenti, le opinioni rimangono divergenti su come colmare il divario. Mentre gli esperti del settore dibattono sull'opportunità di reclutare in modo aggressivo personale esperto dal più consolidato settore offshore del petrolio e del gas, solo il 52% degli operatori offshore attualmente supporta questo approccio.
Per contrastare questi crescenti ostacoli logistici e di forza lavoro, l'industria eolica si sta orientando verso la resilienza degli asset a lungo termine. Il 67% degli intervistati indica che ridurre la frequenza degli arresti per manutenzione è la loro strategia principale per massimizzare la produzione di energia.
Sebbene gli ambienti offshore siano tradizionalmente considerati più ostili e costosi da gestire, il rapporto rivela una vulnerabilità spesso trascurata nel mercato onshore. Il 55% degli intervistati nel settore onshore ha segnalato che il degrado imprevisto del rivestimento ha inciso sui budget iniziali, rispetto al 39% degli operatori offshore, a causa della crescita delle dimensioni dei progetti onshore e delle conseguenti sfide di manutenzione su scala maggiore.
“La manutenzione può rappresentare uno dei costi più elevati per un parco eolico operativo. Indipendentemente dal fatto che un progetto sia onshore o offshore, migliorare le operazioni di manutenzione è fondamentale per garantire la redditività. Sfruttare rivestimenti avanzati può generare notevoli efficienze, come il risparmio fino a sette giorni di applicazione e la riduzione del 65% del tempo dedicato alle operazioni di verniciatura per ogni fondazione offshore, aiutando gli operatori a mitigare i rischi in un momento in cui ogni ritardo incide sul risultato finale,” ha dichiarato Jakob Diget, Global R&D Manager for Energy di Jotun.