L'analisi definisce l'attuale scenario come un "ostacolo commercialmente insuperabile" per molte filiere. La speranza del sistema associativo è che l'Italia possa ottenere l'assimilazione al "cap" del 15%, seguendo quanto previsto per altri settori dall'Accordo quadro UE-USA del 21 agosto scorso, per mitigare un impatto che altrimenti rischia di compromettere quote di mercato storiche.
L'entrata in vigore del Proclama 11021 lo scorso 6 aprile ha segnato una svolta critica per le relazioni commerciali tra Italia e Stati Uniti. Un'indagine condotta presso le associazioni di categoria rivela un quadro preoccupante per il "Made in Italy", con un inasprimento della pressione fiscale che colpisce il 21% del valore totale delle nostre esportazioni verso il mercato americano.
Il nuovo regime tariffario coinvolge 979 voci doganali, di cui ben 924 sono di diretto interesse per l'export italiano. I punti salienti dell'analisi evidenziano:
- Aumento delle Aliquote: Per le voci incluse nel regime, si registrano incrementi dei dazi medi che variano da un minimo del 2% fino a punte del 50%.
- Aliquota Media Ponderata: Il carico fiscale medio ponderato è salito dal 20,2% al 23,5%, segnando un incremento netto del 3,3%.
- Picchi Critici: Il settore degli ingranaggi e sistemi di trasmissione (codice 84834050, Torque converters) subisce un rincaro del 20% rispetto al dazio precedente, con un impatto ponderato del +7%.
- Beni di Consumo e Industria: Si segnalano aumenti drastici per le padelle antiaderenti (+25%), articoli per tavola e cucina (+34%) e turbo compressori (+22,1%).
La criticità maggiore risiede nel cambio di calcolo della base imponibile. Mentre in precedenza il dazio si applicava solo al valore del metallo incorporato, ora viene calcolato sull'intero valore del prodotto (full customs value).
Questa modifica è definita "peggiorativa" e "penalizzante", specialmente per la componentistica e i macchinari. Se le aziende non riescono a tracciare l'origine dei metalli (requisito "melt and pour" o "smelt and cast"), rischiano l'applicazione di aliquote punitive fino al 200%, rendendo i prodotti di fatto non commerciabili.
Il settore della meccanizzazione agricola risulta tra i più colpiti. Molte macchine specializzate italiane (trattrici per frutteti e vigneti tra i 20 e i 100 CV) rientrano nei prodotti derivati in acciaio e alluminio con contenuto superiore al 15%.
- Impatto Economico: L'applicazione di un dazio del 25% sul valore complessivo comporta un aggravio di diverse migliaia di euro per singola macchina.
- Crisi di Mercato: Questo colpo arriva dopo un 2025 già difficile, caratterizzato da un calo delle vendite negli USA del 10% e da un crollo dell'export italiano di trattrici del 31% in valore. Gli Stati Uniti, primo mercato nel 2024, sono ora scivolati al terzo posto dietro Francia e Germania.
Le imprese segnalano una grave mancanza di linee guida chiare da parte delle autorità doganali americane (CBP). Le principali difficoltà riguardano:
- Tracciabilità: Difficoltà nel reperire la documentazione sull'origine primaria dei metalli, specialmente quando si utilizzano componenti già finiti di origine USA.
- Prodotti Misti: Incertezza su quale dazio applicare quando un bene contiene più metalli soggetti ad aliquote diverse.
- Spedizioni e Ricambi: Mancanza di chiarezza sul calcolo del valore doganale per i ricambi inviati tramite corrieri espresso con rese Ex Works.