Un lavaggio combinato ad acqua e alcol modificato per la perfetta pulizia dei rubinetti Treemme prima del deposito PVD

Date: 25/09/2026

Un ambiente fino a poco tempo fa considerato secondario come il bagno è passato, in pochi anni, dall'essere un locale prettamente funzionale a un vero e proprio spazio del benessere e dell'abitare, in cui sono diventati fondamentali l’estetica, il comfort e l’attenzione ai dettagli. Questa evoluzione ha coinvolto anche la rubinetteria e altri prodotti che caratterizzano l’ambiente bagno, trasformando elementi essenziali in veri e propri oggetti d’arredo. Non contano più quindi soltanto forma e funzionalità: colori e finiture sono oggi parte integrante del progetto estetico dell'arredo bagno e contribuiscono al valore percepito dell’ambiente finale. Un aspetto che Rubinetterie Treemme, azienda specializzata nella produzione di articoli sanitari e rubinetteria di design, ha compreso da tempo: risale infatti al 1980 l'idea di lanciare la moda del colore attraverso la realizzazione della collezione “Arcobaleno”, caratterizzata da manopole di tinte diverse. “Questa svolta ha dato il via all’identificazione della nostra azienda come brand di interior design ed ha dato impulso allo sviluppo di nuove tipologie di rivestimento” – spiega Federico Pizzetti, responsabile della gestione dei processi di finitura dei componenti di arredo bagno realizzati dall’azienda con sede ad Asciano, in provincia di Siena. “Fino a qualche anno fa, il cromo rappresentava la finitura di riferimento per la rubinetteria, anche per la fiducia consolidata del mercato: grazie alla sua diffusione, il processo di cromatura è infatti altamente standardizzato e la resistenza che è in grado di conferire alle superfici è ampiamente riconosciuta. Tuttavia, accanto al cromo si sono progressivamente affermati altri processi di finitura, come la verniciatura tradizionale e il deposito PVD, che hanno ampliato le possibilità cromatiche ed estetiche senza rinunciare alle prestazioni funzionali richieste dall'utilizzo quotidiano, anche se non hanno ancora raggiunto lo stesso livello di diffusione e fiducia accordata dal mercato al cromo: a un'estetica sempre più raffinata devono infatti corrispondere prestazioni superficiali adeguate in termini di durezza, adesione, resistenza ai graffi, agli agenti chimici e alla corrosione”, prosegue Pizzetti. “In particolare, il trattamento PVD richiede una superficie preventivamente preparata e pulita, senza cui sarebbe impossibile ottenere un rivestimento uniforme, perfettamente aderente e duraturo. La preparazione del componente diventa quindi parte integrante della qualità finale della rubinetteria: proprio su questo aspetto si basa la scelta della nostra azienda di investire in un nuovo sistema di lavaggio che, grazie all'azione combinata di acqua e alcol modificato, garantisca la qualità delle finiture per cui i nostri prodotti sono riconosciuti a livello internazionale”. Per l’internalizzazione delle operazioni di lavaggio l’azienda toscana ha scelto di installare 3 impianti dell’azienda IFP Europe di Galliera Veneta (Padova) specializzata nello sviluppo di soluzioni impiantistiche all’avanguardia sviluppate in ottica Industria 4.0 e in grado di adattarsi alle specifiche esigenze dei clienti.

Rubinetterie Treemme: i pionieri del colore nell’arredo bagno

Nata nel 1968 come “Rubinetterie Toscane 3M”, in riferimento all’iniziale dei cognomi dei tre soci fondatori - Renato Michelangioli, Armando Medina e Guido Mencarelli - l’azienda si concentrò fin dagli esordi sulla produzione di rubinetteria, gestendo internamente gran parte del ciclo produttivo, dalla fonderia alla galvanica, dalla verniciatura fino all’assemblaggio. Una scelta che ha portato oggi Rubinetterie Treemme a realizzare presso il proprio stabilimento oltre l’80% della produzione. Come anticipato, nel 1980 l’azienda lanciò la collezione “Arcobaleno”, realizzata in collaborazione con lo studio di design Calonaci & Gazzei, contribuendo a sdoganare l’uso del colore nell’ambiente bagno e a introdurre una tendenza cromatica vivace in un mercato fino ad allora dominato quasi esclusivamente dalle finiture cromate e metalliche. “Con l’aumento progressivo della domanda, che ha registrato un’impennata durante la crisi sanitaria legata al Covid-19, abbiamo incrementato i volumi produttivi fino a triplicare in pochi anni il numero dei dipendenti, oggi pari a 130. Questo, da una parte, ha comportato la scelta di esternalizzare alcune lavorazioni, tra cui la fonderia e la pulimentatura; dall’altra, ci ha portato a internalizzare alcune delle fasi più delicate legate alla finitura, tra cui i trattamenti PVD, che rappresentano oggi un importante elemento di sviluppo per l’azienda e ne sostengono il posizionamento nel mercato internazionale dell’arredo bagno”.

Tre materiali per diverse esigenze di prodotto

La varietà delle soluzioni sviluppate da Rubinetterie Treemme si riflette anche nella scelta dei materiali, definita in funzione delle caratteristiche del prodotto e della finitura richiesta dal mercato. L’ottone rappresenta circa l’80% dei materiali lavorati e il suo riciclo costituisce uno degli aspetti centrali della visione ecosostenibile dell’azienda; a questo si affiancano l’acciaio inox 316L e, per alcune applicazioni, la zama.

“I componenti in ottone – spiega Pizzetti – vengono realizzati da fonderie esterne sulla base dei disegni dei nostri progettisti e successivamente lavorati internamente nel reparto di torneria, dotato di macchine a controllo numerico di ultima generazione integrate nei processi Industry 4.0”. Qui vengono eseguite le lavorazioni meccaniche e la successiva sbavatura di componenti quali bicchieri, piastre, copri-cartucce e incassi a muro che non richiedono ulteriori trattamenti di finitura. Dopo la lavorazione, la componentistica in ottone grezzo viene lavata con un impianto ad alcoli modificati KP.150 Easy, il primo dei tre impianti forniti da IFP Europe a Rubinetterie Treemme (v. box tecnico). “Questo primo intervento di lavaggio consente di rimuovere le emulsioni utilizzate in torneria prima dell’invio dei pezzi alla lucidatura o, nel caso degli incassi, al cliente finale”.

Per la maggior parte dei componenti destinati alla finitura, il ciclo prosegue invece a partire dal pezzo lucidato allo scopo di ottenere una finitura più uniforme e precisa rispetto a una lavorazione eseguita direttamente sul grezzo.

“L’acciaio inox 316L viene utilizzato in misura più contenuta, ma la sua richiesta è in aumento, soprattutto per prodotti come i soffioni. La lavorazione è affidata a fornitori esterni, sottoposti a controlli sulla qualità del materiale e sulle prestazioni, inclusa la resistenza alla corrosione in nebbia salina”. I componenti in inox possono quindi essere spazzolati o satinati e inviati al cliente oppure sottoposti a trattamenti galvanici o PVD. La zama, infine, viene utilizzata per alcuni componenti destinati alla verniciatura liquida, manuale o automatica.

Il reparto dei trattamenti galvanici. © ipcm
La granigliatrice dove sono pretrattati meccanicamente i pezzi prima di verniciatura. © ipcm

Il controllo qualità al centro del processo produttivo

Dopo le lavorazioni meccaniche, i componenti seguono percorsi di finitura differenti in funzione del materiale e delle finiture scelte. Le finiture galvaniche vengono applicate direttamente sul pezzo in ottone lucido oppure dopo una precedente satinatura manuale; per le finiture verniciate a liquido, prevalentemente nei colori bianco e nero, la superficie viene invece preparata mediante granigliatura o spazzolatura prima della verniciatura manuale o automatizzata. A questi trattamenti si è affiancato negli ultimi anni il PVD, utilizzato per componenti in ottone e acciaio inox e per ottenere diverse tonalità, soprattutto nei toni caldi.

“La varietà dei materiali e dei percorsi di finitura richiede un controllo accurato lungo l’intero processo, dalla materia prima al componente finito: il 100% della produzione viene sottoposto a controllo visivo per verificare l’uniformità della finitura e l’assenza di imperfezioni, come inclusioni di polvere o particolato e piccoli rilievi superficiali”, sottolinea Pizzetti. L’azienda è dotata di un laboratorio interno dedicato alla verifica delle prestazioni dei trattamenti. “Prima dell’introduzione di un nuovo trattamento in produzione vengono eseguite diverse prove, affiancando ai test standardizzati, come la nebbia salina, verifiche sviluppate sulla base dell’esperienza dell’azienda. Tra queste rientrano le prove di resistenza degli articoli sanitari al contatto con anticalcare e detergenti, i test di abrasione e le verifiche meccaniche di durezza e resistenza al graffio”.

Nel caso del PVD, la preparazione della superficie assume un’importanza particolare: il componente deve essere perfettamente pulito e privo di residui o contaminanti che potrebbero compromettere l’uniformità e l’adesione del rivestimento. “È proprio in questa fase che il nostro controllo qualità rilevava i problemi maggiori. La soluzione è stata l’introduzione di due macchine di lavaggio dedicate alla preparazione dei componenti prima del deposito PVD”.

Esterno della cabina di verniciatura a liquido. © ipcm
L’impianto di lavaggio KP.150 Easy installato da IFP Europe per il lavaggio dei pezzi in ottone pre-lucidatura. © ipcm
Il sistema di gestione degli impianti di lavaggio IFP Europe è stato sviluppato secondo i parametri Industry 4.0. © ipcm
I due impianti di lavaggio affiancati: a sinistra il KP.1200 MAX e a destra il modello della serie KP WTR. © ipcm

Gli impianti di lavaggio IFP Europe per Rubinetterie Treemme

Gli impianti della serie KP Kleen Power di IFP Europe, a cui appartengono i tre sistemi di lavaggio installati presso Rubinetterie Treemme, sono conformi ai requisiti dell’Industry 4.0, al MOCA e alle norme ISO 16232 e VDA 19. La configurazione può essere completata con diversi accessori, tra cui sistemi personalizzati per il carico dei cesti, soluzioni robotizzate per la movimentazione, sistemi supplementari per l’asciugatura di componenti metallici, sistemi di applicazione di prodotti protettivi e integrazione dell’impianto in camera bianca. Realizzati interamente in acciaio inox, gli impianti sono inoltre configurati per agevolare e rendere sicure le operazioni di manutenzione ordinaria.

“Questa tipologia di impianti è a ciclo chiuso e non prevede il contatto diretto con i liquidi di lavaggio” – dichiara Giacomo Sabbadin, CEO di IFP Europe Srl. “Le elevate prestazioni sono ottenute attraverso cicli di lavaggio personalizzati e gestiti da un sistema software progettato su misura dal nostro team tecnico”. Il ciclo chiuso, associato ai sistemi di filtrazione, depurazione e strippaggio, consente di separare e recuperare oli, acqua e trucioli, riducendo la produzione di scarti. “Lo studio dei cicli di lavaggio permette inoltre di ottimizzare i consumi e i fabbisogni energetici. La manutenzione ordinaria è agevolata dalla configurazione degli impianti e dal monitoraggio delle loro funzioni, che può essere integrato con sistemi di assistenza da remoto”.

Presso Rubinetterie Treemme, la serie KP è stata configurata per rispondere a esigenze differenti lungo il processo produttivo. I tre impianti svolgono infatti funzioni distinte: il primo è dedicato al lavaggio dei componenti in ottone dopo la lavorazione meccanica, mentre gli altri due gestiscono la preparazione dei componenti destinati al trattamento PVD.

KP.150 Easy per il lavaggio interoperazionale dei componenti in ottone prima della lucidatura

Il modello entry-level KP Easy mantiene le caratteristiche distintive della linea KP Kleen Power, tra cui la filtrazione e la distillazione continua del liquido di lavaggio, la separazione automatica di emulsioni e oli, il monitoraggio costante dei dati operativi e il collegamento remoto via Internet. Per la gestione di discrete quantità di componenti, gli impianti KP Easy possono essere dotati di un piano di carico manuale con rulliera folle, che consente di gestire contemporaneamente i cesti destinati al carico dei componenti da lavare e quelli per lo scarico dei componenti lavati.

“Grazie al ciclo di trattamento interamente sottovuoto, fino a 1 mbar, e alla dotazione di serie e opzionale, gli impianti di questa serie offrono un elevato livello di tecnologia di lavaggio”, spiega Sabbadin.

Gli impianti della serie KP.150 Easy sono progettati per gestire carichi con dimensioni massime di 450 × 900 × 200 mm e un peso fino a 150 kg. L’ingombro complessivo dell’impianto è di 2.900 × 2.050 × 3.200 mm (H), con una produttività compresa tra 4 e 8 cicli all’ora.

Due impianti di lavaggio combinati acqua/alcol modificato per la pulizia della componentistica pre-PVD

Impianto di lavaggio all’acqua KP 150 WTR

Il modello KP WTR è progettato per il lavaggio di componenti metallici mediante soluzioni acquose e mantiene le principali caratteristiche della linea KP Kleen Power, tra cui il trattamento sottovuoto, la gestione dei cicli mediante software configurati sulle esigenze del cliente, il controllo da remoto e la possibilità di integrare dotazioni e soluzioni tecniche specifiche. La tecnologia a base acquosa può essere impiegata per il trattamento di disossidazione e decapaggio e per la rimozione di specifici contaminanti e macchie, risultando adatta anche alla gestione di elevati volumi di produzione.

Nel caso di Rubinetterie Treemme, il KP 150 WTR costituisce la prima fase del processo di preparazione dei componenti destinati al trattamento PVD, precedendo il successivo lavaggio con alcol modificato.

L’impianto serie KP WTR per il pre-lavaggio ad acqua. © ipcm
Le soluzioni di movimentazione dei pezzi sviluppate da IFP Europe rappresentano uno degli elementi distintivi della sua impiantistica. © ipcm
Uno dei telai posizionati sulla rulliera, pronto per il prelavaggio dei componenti. © ipcm

Impianto di lavaggio ad alcol modificato KP.1200 MAX

La macchina KP.1200 MAX è il modello di maggiori dimensioni della linea KP Kleen Power ed è dotato di un’ampia camera di lavaggio in acciaio, progettata per la gestione di elevati volumi produttivi e di singoli carichi di grandi dimensioni. Come gli altri impianti della serie KP MAX, opera completamente sottovuoto e può essere configurato con diverse dotazioni, in funzione delle esigenze produttive e dei componenti da trattare.

“Oltre ai modelli standard KP 400 MAX, KP 600 MAX e KP 800 MAX, è possibile realizzare impianti di dimensioni maggiori e configurati sulle esigenze del cliente” – spiega Sabbadin. “È il caso della macchina installata presso Rubinetterie Treemme, sviluppata per gestire carichi di notevoli dimensioni e contaminanti complessi, mantenendo elevati standard di efficienza energetica”.

Nel processo di Rubinetterie Treemme, l’impianto KP.1200 MAX costituisce la seconda fase del lavaggio dei componenti destinati al deposito PVD, successiva al pre-lavaggio in soluzione acquosa e finalizzata alla rimozione dell’acqua residua e alla completa asciugatura delle superfici prima del successivo trattamento.

L’impianto per il lavaggio a solvente KP.1200 MAX. © ipcm
Telai studiati ad hoc per la movimentazione dei componenti lungo l’intero ciclo produttivo, dai trattamenti galvanici fino al deposito PVD. © ipcm

Una soluzione di lavaggio a supporto dello sviluppo del PVD

Installato nell’ottobre 2025, il sistema ha accompagnato la progressiva crescita dei volumi del reparto, entrato a regime a partire da gennaio 2026 e attualmente in fase di ramp-up.

“Il reparto PVD rappresenta oggi una delle aree sulle quali la nostra azienda sta concentrando maggiormente il proprio sviluppo” – precisa Pizzetti. “Questa tecnologia consente infatti di ampliare significativamente le possibilità di finitura, combinando un’elevata resistenza all’abrasione e agli agenti chimici con un’ampia gamma di colorazioni e aspetti superficiali. Il rivestimento PVD consente di valorizzare l’aspetto di elementi funzionali come rubinetti e miscelatori attraverso l’effetto cromatico desiderato, rispondendo alla crescente richiesta di soluzioni per l’arredo bagno caratterizzate da maggiore varietà estetica e possibilità di personalizzazione. L’ampliamento delle applicazioni PVD passa però dalla capacità di garantire la qualità di tutte le fasi che precedono la deposizione: qui si inserisce anche l’investimento nel nuovo sistema di lavaggio. La combinazione dei due lavaggi messi a punto da IFP Europe ci permette di controllare con maggiore precisione la preparazione dei componenti e, soprattutto, di arrivare alla deposizione con una superficie pulita e completamente asciutta” – conclude Pizzetti.

Dalla pionieristica introduzione del colore con la collezione Arcobaleno alle nuove possibilità del PVD, Rubinetterie Treemme continua così a investire nell’evoluzione delle finiture, attraverso soluzioni sviluppate in collaborazione con partner come IFP Europe, in grado di tradurre esigenze di maggiori prestazioni di pulizia in risposte impiantistiche concrete.

Interno di uno dei due impianti PVD. © ipcm
Alcuni componenti finiti pronti per la spedizione. © ipcm